Molti, forse, si staranno chiedendo perché ho scelto un nome così inusuale per il mio Blog. Vi sono due ragioni, ed entrambe molto semplici: la prima è che tutti gli altri nomi erano già stati presi e la seconda che la sto studiando a scuola.Tuttavia Rea-Silvia non è un nome da trattare con leggerezza. Fa parte di una leggenda che noi tutti ben conosciamo: quella di Romolo e Remo.
Nessuna grande città, tanto più se potente, temuta e rispettata, era disposta a riconoscere di essere solo il frutto di una lenta evoluzione storica: prima un nucleo di capanne, poi un villaggio che, con una posizione favorevole ed una sostanziosa disponibilità di risorse, diventa una città. Per creare e cementare l’identità collettiva, infatti, molte città elaborarono miti di fondazione, ovvero racconti che facevano risalire la loro evoluzione ad un segno divino e non al caso o alla fortuna.
Così fu per Roma che vanta ben tre leggende. La prima racconta che l’eroe troiano Enea, sopravvissuto alla distruzione della sua città ad opera degli achei, raggiunse fortunosamente le coste del Lazio. Qui, dopo aver sottomesso le popolazioni indigene, fondò la città di Lavinio, che fu dunque la più antica capitale della regione. La seconda, invece, fa di Alba Longa, un piccolo centro sui monti albani, la città destinata a dare origine alla civiltà romana e attribuisce a Iulo, figlio di Enea, il merito di averla fondata. La terza, ed ultima leggenda, è quella più celebre: Romolo e Remo, fratelli gemelli nati dall’incontro tra il Dio Marte ed una vestale, Rea-Silvia per l’appunto, figlia del re di Alba Longa Numitore. La storia è particolarmente suggestiva e tragica. Rea-Silvia, infatti, è vittima dell’ambizione del principe Amulio, il quale, accusandola di sacrilegio, la fa murare viva, imponendo che i due neonati siano abbandonati alla loro sorte in una cesta di vimini sulle acque del Tevere. Tuttavia i due fratelli vengono salvati e allattati da una lupa e cresciuti da un pastore fino a quando, divenuti adulti, decidono di vendicarsi di Amulio, uccidendolo e fondando una nuova città. Per decidere chi dei due debba comandare, Romolo e Remo si sfidano in una gara: chi vedrà più uccelli in cielo, vincerà la sfida. È Romolo a vincere e a delimitare i confini della nuova città, Roma. Remo però, invidioso della fortuna toccata al gemello, oltrepassa il confine e viene ucciso da Romolo.
Ci sono alcune pecche e variazioni in quest’ultima leggenda. È possibile infatti (e molto più probabile) che i due fratelli non siano stati allevati da una lupa, ma da una prostituta, che in latino si dice per l’appunto “lupa”. Naturalmente nessuno avrebbe mai voluto basare la propria storia su di una donnaccia.
Una pecca che invece ho trovato personalmente riguarda la morte di Remo. Roma si trovava nel mezzo tra due centri di civilizzazione: a nord la civiltà etrusca e a sud quella della Magna Grecia, espansione della civiltà greca nel mediterraneo e nel sud della penisola italica. Nessuno si è mai chiesto perché uno dei due fratelli dovesse morire quando entrambi avevano il diritto al trono? Non potevano seguire l’esempio di Sparta (città oligarchica della Laconia, regione a sud-est della Grecia) che possedeva non uno, ma ben due re al governo?
Comunque non è il caso di polemizzare su questo mito, poiché Roma non è altro che l’unione di sette villaggi sui colli chiamati Quirinale, Viminale, Aventino, Esquilino, Campidoglio, Celio e Palatino.
