martedì 8 settembre 2009

La Mia Scuola

Come ormai possiamo constatare, la scuola sta andando a catafascio. Elementari, medie, superiori…. Le uniche che ancora si salvano sono le università. C’è chi impone il maestro unico, chi toglie i fondi alle scuole, chi elimina i corsi sperimentali. Insomma un vero sfacelo.
Queste sono sicuramente cose molto importanti, ma c’è anche un altro elemento che reputo altrettanto importante: l’istruzione.
Non parlerò di politica, perché non potrei reggere a lungo l’argomento. Tuttavia voglio fare l’esempio con la mia scuola, che premetto essere un istituto superiore.
Il mio corso non è particolarmente duro in questi anni, ma so per certo che diventerà assai più pesante in quarta e quinta. Il problema che mi pongo è il seguente: e nel primo triennio?
Facendo una breve panoramica, l’istruzione dei ragazzi nei primi tre anni di superiori è pressoché pessima. Non mi riferisco ai corsi, o agli insegnanti, o ai laboratori. Mi sto riferendo alla preparazione che gli alunni portano quando cominciano il primo anno delle superiori.
Ci si aspetta per lo meno una nozione base di grammatica, storia, geografia, matematica e scienze. Requisiti che dovrebbe avere ogni studente in procinto d’incominciare una scuola media di secondo grado.
Tuttavia mi sono accorta con rammarico che non è così. Vi farò alcuni esempi, così potrete constatare di persona l’ignoranza che circola oggi fra gli adolescenti e che ormai miete sempre più vittime.
“La E con l’accento o senza?” “E la A con l’H o no?” “Dove si trova Roma?”
Queste sono solo alcune delle centinaia di domande che ho udito nel mio primo anno di superiori.
Domande imponderabili se si pensa che a porle sono ragazzi dai 14 ai diciassette anni. E dico fino ai diciassette, perché la bocciatura li ha sopraffatti almeno due volte. In pratica, quelli che ancora fanno prima, dovrebbero invece fare terza.
Nella mia classe, per esempio, su ventuno scolari, più della metà era ripetente e metà di questa parte affrontava per la seconda volta la prima superiore e tutta questa parte è stata di nuovo bocciata quest’anno.
“E’ solo un caso su cento”, direte voi. Ma è proprio questo il problema: non lo è. Ormai più del 50% delle classi italiane affronta questi problemi.
Vi sarebbero due modi per risolvere questo problema: li bocci alle medie, cosicché non possano entrare nelle scuole medie superiori, o li bocci alle superiori. Nessuna scuola media adotta il primo sistema e nessuna superiore adotta il secondo, purtroppo. E come se non bastasse, questo fatto provoca un effetto domino inarrestabile: se gli alunni incompetenti non vengono bocciati, le ore di studio della classe si dimezzano drasticamente, usate per verifiche di recupero, interrogazioni di recupero e verifiche del recupero del recupero. E funziona così, perché se uno scolaro sa di dover recuperare, non si prepara per affrontare al meglio l’interrogazione, ma se ne sta a casa, nell’ozio più totale, senza neanche sapere di che colore è la copertina del suo libro di storia. E la professoressa si vede costretta a fare l’interrogazione a quelli che sono venuti a scuola e ad usare un’altra lezione di un altro giorno per far recuperare quell’altro ragazzo che non si era presentato. Così le ore che prima si erano ridotte a 2/3, ora sono diventate 1/3. Risultato? La classe non procede nel programma. Ed è un serpente che si mangia la coda.
Naturalmente, anche i professori hanno la loro colpa, poiché il regolamento d’istituto prevede le interrogazioni di recupero, ma non protratte all’infinito. Se un ragazzo non si presenta per recuperare il proprio quattro di grammatica, semplicemente si tiene il voto che ha. Ma i professori vogliono essere buoni, aiutare chi è in difficoltà e quindi cosa succede? Che oltre a programmare tre verifiche a settimana per il recupero, stampano verifiche collettive copiate dai libri di seconda media e quindi, quelli che hanno studiato sono costretti ad affrontare esami nettamente inferiori alla loro media celebrale. Per spiegarci: io ho passato le medie inferiori per entrare in quelle superiori, e mi trovo costretto a completare verifiche relativa alla prima scuola. E allora che senso ha dividerle?
La cosa che più mi ha sconvolto dei docenti è la mancata indignazione nei confronti di alcune domande che un alunno di prima superiore non dovrebbe mai, e ripeto mai porre.
Ora vi sono altri quattro elementi, attinenti all’argomento, che vorrei affrontare:
1)Le Iscrizioni: supponiamo che tutti gli alunni che non si meritano di passare l’anno vengano bocciati. La scuola sarebbe pressoché deserta. Senza contare che, seguendo il regolamento d’istituto, nessuno studente può ripetere l’anno nella medesima scuola, e la conseguenza è che essendoci meno iscrizioni, l’istituto possiede anche meno soldi. Ora supponiamo il contrario, che tutti gli studenti procedano negli studi. Qual è il cosiddetto effetto collaterale? Le persone in gamba, che si rifiutano di stare in una scuola superiore senza la minima severità, decidono di andarsene e di cambiare istituto. Così si ritorna al primo problema: niente iscrizioni, niente soldi.
2)Il Regolamento d’Istituto: ogni scuola possiede un fascicolo in cui sono elencate tutte le regole che gli studenti e gli insegnanti devono rispettare. Come spesso succede, queste regole vengono deliberatamente ignorate. La mia scuola, per esempio, prevede la sospensione di una settimana per chi effettua il decimo ritardo, per chi non porta la giustificazione entro tre giorni e per chi esaurisce il proprio libretto delle assenze. Come potrete prevedere, nessuna di queste tre regole è stata mai rispettata. C’è chi doveva ancora giustificare un’assenza del mese prima e chi attuava il quindicesimo ritardo, chi esauriva il libretto delle assenze senza incappare in sospensioni e chi, naturalmente, non faceva firmare il libretto dei voti. Insomma, una grande beffa del regolamento d’istituto.
3)Il Comportamento: da quest’anno è entrata in vigore la legge attinente al voto di condotta. Ma questa legge viene rispettata? Naturalmente no. È già di per sé scandaloso il fatto che in una scuola superiore la preparazione scolastica sia vicina allo zero, ma che anche il comportamento sia altamente discutibile è troppo. Se si effettuasse quella legge, solo nella mia scuola cinquecento studenti sarebbero stangati. Per non parlare del rispetto che gli alunni portano per i loro professori. Chi li deride, chi gli urla parolacce, chi ride, fa battute e stupidi giochetti. E la cosa ancora più immorale è che gli insegnanti fanno finta di niente. Tra battute volgari, schiamazzi e menefreghismo assoluto, nelle classi regna il caos. Se permettete, vi mostrerò ancora un esempio: ora di tecnica e storia dell’arte; nei primi tre banchi, tre persone prendono appunti, scrivono, disegnano cubi in assonometria isometrica e sottolineano le cose importanti. Nei rimanenti diciotto banchi, la gente ascolta mp3, gioca al DS, ride, scherza, mangia, beve, insomma, tutto fuorché stare attenti. Questa non dovrebbe essere una tipica classe delle superiori.
4)Il futuro: un/una alunno/a consegue il diploma e si iscrive ad un corso universitario o si cerca un lavoro. Come potrà affrontare il suo futuro? È vero, i suoi voti sono buoni, ma siamo sicuri che dietro quell’otto di grammatica non ci sia invece un appena sufficiente? E come potrà comportarsi in un ambiente lavorativo se per cinque anni gli/le hanno fatto far baldoria invece che costringerla/o a studiare? Che cosa preferirebbe il mondo: un sei guadagnato o un dieci falsificato?
La cosa più brutta è che quegli studenti, proprio quelli che mancano di nozioni base, che deridono i professori, che se ne fregano di tutto e tutti, costituiranno la nuova generazione e diventeranno una parte del futuro di tutti noi.

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